5 consigli per chi visita Expo

La nostra prima giornata a Expo2015, con alcuni consigli pratici e molte impressioni personali sui padiglioni più belli visitati. Perché il cibo non è soltanto tradizione.

Così finalmente siamo riusciti a ritagliarci una giornata per Expo2015. La giornata è stata quella dell'11 agosto, molto calda ma non torrida come quella delle giornate precedenti.

Ci siamo arrivati con il treno, scendendo alla stazione di Rho Fiera, e abbiamo fatto una fila di circa un'ora prima di entrare, quindi ecco 5 consigli per visitare Expo.

Consiglio Expo N.1

magari evitate di arrivare proprio all' ora di apertura, arrivare verso le undici potrebbe farvi risparmiare una bella insolazione.

Altri ci sono arrivati con la metropolitana, e lì la coda è stata molto più veloce, quindi fate voi...

La cosa apprezzabile, dal punto di vista della sicurezza, è che la lunghezza della coda fatta è sembrata causata dall'accuratezza dei controlli all' ingresso, simili a quelli che vengono fatti prima dell'imbarco in un aeroporto, da qui il

Consiglio Expo N.2

Per risparmiare tempo, e farlo risparmiare agli altri, mettete cellulare, macchina fotografica, chiavi, moneta e oggetti metallici nello zaino o nella borsa che vi accompagneranno durante la visita. Passerete intatti sotto la luce verde dello scanner e sarà tutto più veloce.

E finalmente è EXPO2015: entrare nell'area dell'esposizione fa dimenticare tutte le polemiche, i borbottii, i mugugni degli ultimi mesi. Ora c'è, e pare che alla gente piaccia: non conosciamo i dati reali delle visite, né le indagini ufficiali sulla soddisfazione del consumatore ma per la prima volta dopo anni abbiamo visto gente che sorrideva mentre girava fra i padiglioni.

Consiglio Expo N.3

Lasciate a casa ogni pregiudizio. Magari vi piacerà, magari no, magari non condividerete l'approccio di alcuni padiglioni ma in fondo le esposizioni universali sono sempre state, prima di tutto, una grande festa popolare. Godetevela così, e troverete (come è successo a noi) molte interessanti sorprese.

Dopo l'ora di coda sotto il sole ovviamente la bottiglietta d'acqua portata da casa è finita: sotto le tende del decumano , la via principale (tutto all' ombra sempre, e questa è una gran bella cosa d'estate), girano le biciclette della San Pellegrino, e bancarelle che vendono da bere, ma la cosa più interessante fa parte del

Consiglio Expo N.4

Su tutta l'area dell'esposizione sono presenti le “casette dell'acqua”, molte delle quali a esposizione finita saranno donate a svariati Comuni d'Italia. In queste casette è possibile riempire gratuitamente di acqua fresca, naturale o frizzante, le vostre bottigliette . Ricordatevi, prima di uscire, di buttarla nei numerosissimi contenitori differenziati per la plastica.

Così iniziamo la visita: avremmo voluto partire in ordine cronologico dal padiglione Zero, ma essendo ovviamente il primo subito dopo l'ingresso, tutta la gente è già in coda anche lì'. Così abbiamo rimandato, abbiamo visto altro e siamo tornati verso le 13e30: beh, la coda era sparita e siamo entrati immediatamente.

Consiglio Expo N.5

Non programmate troppo la visita, fissate alcune cose che volete vedere e dedicate coscienziosamente le vostre code a quelle due o tre, poi lasciatevi portare: si possono trovare bellissime sorprese in padiglioni inattesi, e magari nel frattempo si sono sciolte le code di altri padiglioni più importanti.

Comportandoci così, noi abbiamo perso alcune cose (Italia, Cina e Giappone sono quelle che rimpiangiamo di più, ma promettiamo di tornarci presto) ma siamo riusciti ad apprezzarne altre davvero interessanti. Ecco di seguito le nostre impressioni sui padiglioni che abbiamo visitato

e che ci sono piaciuti di più.

Padiglione Zero

Ingresso spettacolare da Hogwarts, la scuola di Harry Potter per intenderci, con queste enormi cassettiere che dovrebbero contenere la biodiversità ma che a ben vedere servono a incutere un pelo di timore e di rispetto.

Noi abbiamo preferito abbandonarle presto per rifugiarci subito dietro a vedere il bellissimo cortometraggio che raccontava la giornata di un bambino pastore, ambientata in un'epoca arcaica e che consentiva di vedere la coltivazione, la preparazione e il consumo di differenti tipologie di alimenti.

L'effetto, proiettato su una parete grande e alta come un enorme palazzo (e in uno spazio ampio e dotatissimo di aria condizionata che abbiamo molto apprezzato dopo il caldo accumulato girando per gli altri padiglioni) era veramente spettacolare, e il contrasto fra il minimalismo della storia e il massimalismo delle dimensioni in cui veniva proiettata aveva l'effetto sorprendente di rendere protagoniste realtà solitamente lasciate nei cassetti più nascosti della nostra memoria storica.

Poi il padiglione Zero prosegue con una bellissima stanza dedicata alle biodiversità con le pareti costituite da teche trasparenti con ogni tipo di semi e bellissime proiezioni di frutta e verdura appese al soffitto su pannelli dall'effetto tridimensionale, un' altra stanza dedicata all'addomesticamento degli animali con ogni tipo di creatura riprodotta in bianco con una tecnica simile a quella della cracking art, un' arena esterna, un' area dedicata alla ricostruzione di attrezzi e ambienti di lavoro (in un enorme plastico che mostra la trasformazione dai villaggi agricoli alla città c'è anche la riproduzione della “nostra” Crespi d'Adda, villaggio operaio ottocentesco che l'Unesco ha dichiarato Patrimonio dell'Umanità).

Spettacolare e hi-tech la parte dedicata all' enorme videoproiezione dei cambiamenti in tempo reale del valore di borsa degli alimenti, che ai cinefili ricorderà la scena finale di “Una Poltrona per Due” con la salita e la discesa del prezzo del succo dia rancia congelato.

A chiudere il padiglione, un altro filmato di grande impatto spettacolare proiettato circolarmente in una stanza enorme e co-prodotto da Ferrero per rendere omaggio al rapporto fra il lavoro dell'uomo, la coltivazione e il paesaggio, dai noccioleti turchi ai terrazzamenti di Pantelleria.

Padiglione Angola

Si fa presto a dire Africa. Uno pensa subito al Sudan, alle immagini drammatiche della guerra nella Sierra Leone, ma l'Angola è un paese ricco, e anche se ci sono ancor molte differenze fra i vari strati della popolazione e molta corruzione (ma in questi temi nessuno può predicare da pulpiti immacolati) il livello di benessere è costantemente in aumento, grazie anche a Petrolio, oro, diamanti e a un terreno che contrariamente a molti altri dell'Africa è ricco e fertile.

Il 2015 è l'anno del 40° anniversario dell'indipendenza dal Portogallo, e per celebrarlo in Italia, il primo Paese a riconoscere il neonato Stato dell'Angola indipendente, è stato realizzato questo grande padiglione.

Il tema del padiglione è il Baobab, albero simbolo di questo Paese, rappresentato da una torreggiante installazione centrale che dà un ruolo da protagoniste alle donne, maggiori produttrici da sempre dei prodotti agricoli in Angola e che con una serie di video ritratti animati (l'effetto Harry Potter continua, ma qui è davvero emozionante e coinvolgente) raccontano le loro storie di contadine, di cuoche, di responsabili di reti televisive...

Abbiamo letto le storie, ammirato le ricette, guardato i filmati e siccome ci è piaciuto davvero tanto, abbiamo anche mangiato lì. Non economicissimo ma nemmeno da svenamento (un cous cous al pesce, un dolce di cocco e l'acqua intorno ai 30 euro, ma era una giornata importante per vari motivi e abbiamo deciso che potevamo permettercelo ) il ristorante è in cima a una terrazza che, dopo quella del padiglione Italia, è la più alta dell'Expo, e la vista vale la gita.

Padiglione Nepal

Parlare di questa esperienza fondata essenzialmente sul silenzio, è quasi una contraddizione in termini, ma ci proveremo. Il percorso che ricorda la circolarità di un mandala e il trekking sulle montagne nepalesi, ricordate anche nel profilo stesso del padiglione, è accompagnato dalla diffusione di un mantra ossessivo e rilassante che permette, a chi si abbandona alle sue note incatenate e ripetitive, di staccare dalla frenesia delle code e dalla voglia di vedere tutto per concentrarsi sulla possibilità di vedere invece tutte le incisioni di divinità, animali e frutti intarsiate a mano sui pilastri della struttura.

Riflettendo, magari, sulla bellissima storia dei muratori bergamaschi che, quando i lavoratori del Nepal sono stati costretti a rientrare a casa per visitare le famiglie colpite dal devastante terremoto che li ha colpiti mentre erano qui a lavorare al padiglione, hanno fatto gli straordinari lavorando di notte per fare in modo che questo tempio fosse visitabile giù dall'apertura.

Ed è proprio il tempio, la pagoda, il cuore di questa installazione che ci ha davvero molto colpito per la sua spiritualità, davvero inconsueta in un luogo come questo Expo che per molti versi è davvero molto commerciale.

Padiglione Corea

Signore e signori, il futuro. Che ha profonde radici nel passato, ma che è consapevole che non è recuperando tali e quali le tradizioni dei nonni che si potrà nutrire il pianeta.

Bianco, nero, coloratissimo e ricco di effetti speciali quello che a nostro parere, fra quelli visitati, è per ora il padiglione più bello ha un'idea guida davvero forte: partire dal passato per trovare all'interno di questo gli stimoli per dare nutrimento alle generazioni che ci seguiranno, utilizzando la tecnologia come strumento per raccontare che “Siamo quello che mangiamo” http://milano.mentelocale.it/multimedia/video/a65961.htm

Così robot dotati di schermi mobili ci mostrano lo spettacolo del cibo, la riproduzione di un enorme vaso per la conservazione e la fermentazione dei cibi (la fermentazione è alla base della cucina Hamsik coreana, poiché scinde gli alimenti in sostanze più digeribili) che contiene e protegge l'ologramma di una sfera che contiene il feto di un bambino universale come quello di “2001 Odissea nello Spazio”, e i contenitori che servivano a conservare il cibo seppellendolo sottoterra diventano, nell'ultima sala, protagonisti di una spettacolare proiezione in cui fioriscono di forme e di colori futuribili e, cosa ancora più spettacolare, totalmente appetibili come sta diventando la cultura di questo Paese, fra i più giovani e attivi nel campo della cultura, a partire dalla musica. E noi siamo d'accordo con questo concetto: il cibo non è solo tradizione, ma essendo la base indispensabile perché la vita continui, è la base stessa del futuro. Ed è lì che dobbiamo guardare,

Ci siamo poi divertiti a camminare sulla rete che sovrasta la foresta amazzonica del padiglione del Brasile, abbiamo respirato aria fresca nel bellissimo ed ecologista padiglione austriaco, navigato con una tecnologia “quasi Oculus Rift” all' interno di una piantagione di Caffè Illy, visto una danza Vietnamita, visitato la mostra sul cibo di Confindustria, ci siamo fatti fotografare vestiti da formaggiai svizzeri e assistito alla parata dei verdurini realizzati da Disney come mascotte dell'Expo2015. Insomma, ci siamo divertiti e la promessa è quella di tornare per vedere dell'altro e raccontarvelo. Da qui a ottobre c'è ancora tempo.

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Titolo dell'articolo

5 consigli per chi visita Expo

Autore del testo

Massimo Salomoni, per Cucinare.meglio.it

Nome della fonte

Cucinare.meglio.it

URL

https://cucinare.meglio.it/tema/5-consigli-per-expo/

Data di pubblicazione

Domenica 16 agosto 2015

Data di visita

Giovedì 23 gennaio 2020

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